Il sesto album mostra il lato più oscuro e profondo della mente della popstar.

…Ready for it?, si parte così, dopo tre anni di assenza, nella quale tutti nessuno escluso avevo gettato fuoco e fiamme su Taylor Swift. Lei è risorta a suo modo e in questo nuovo album ce l’ha mostrato. Le pressioni erano tante, ma con testa e cuore è riuscita a ripulire la sua immagine.

Il suono dell’album è eccellente. Swift ha passato molto tempo in luoghi oscuri, tetri e introspettivi. Per questo Reputation è il suo album più intimo. Un ciclo di canzoni su come ci si sente quando si interrompe la ricerca del romanticismo e si inizia a lasciarsi trasportare la vita per quello che realmente è. Come una delle grandi menti del pop moderno, sta provando qualcosa di nuovo, e Taylor si lascia trasportare. Ma siccome è Taylor Swift, non può smettere di essere turbolenta, eccessiva, gloriosa. Non sbaglia, afferra l’amore e i dramma raccontandosi.

Il mondo si aspettava che Reputation fosse una elogio di autocompiacimento, dopo il suo singolo di settembre “Look What You Made Me Do”, mostrando le sue rimostranze sul maltrattamento da parte di altre famose persone. Non è una perdita di tempo e va ascoltato nei minimi dettagli. Si è rimessa in gioco, ed ha dimostrato tutto il suo carisma.

Reputation è l’evoluzione di “1989”, con sonorità sempre elettroniche, che guardano al futuro è quello che piace veramente ora: l’elettropop che incontra l’hip hop. I suoi produttori (Jack Antonoff, Max Martin, Shellback e Ali Payami) hanno fatto uno splendido lavoro. Vi porto alcuni esempi:

  • “Delicate” un arrangiamento tropical house
  • “Dress” una leggera trap
  • “Call it what you want” base hip hop e un cantato r&b
  • “End game” synth pop e una strofa di Ed Sheeran

Le atmosfere sono oscure, a tratti dark, ma non mancano pezzi caratterizzati da un mood più brillante e frizzante, più vicino al clima di “1989” (“Getaway car”, “King of my heart”, “Gorgeous”).

La produzione è curatissima e a tratti anche un po’ pomposa: mette in primo piano il suono dei sintetizzatori, i bassi da dubstep e le batterie elettroniche. Le canzoni sono tutte potenziali singoli di successo che la voce zuccherosa di Taylor Swift interpreta con rabbia e determinazione (e il contrasto è spesso interessante, a partire dalla stessa “Look what you made me do”).

Nelle quindici canzoni contenute in “Reputation” Taylor Swift indossa i panni della bad girl che ama far parlare di sé e finire sulle copertine delle riviste, che si diverte a lasciare qui e là indizi sulla sua vita privata affinché i fan e i giornalisti ci costruiscano sopra storie che poi lei si diverte a smontare. Non vuole più sembrare carina e coccolosa, non vuole più essere la ragazza della porta accanto, ma una donna crudele e sanguinaria, super attenta alla sua immagine pubblica e intenzionata a non perdere nemmeno un centimetro dell’impero multimilionario che si è costruita negli ultimi anni: “Dicono che ho fatto qualcosa di cattivo / Ma allora perché mi è sembrato così bello?”, canta in “I did something bad“. La mia preferita di tutto l’album!

TRACKLIST

01. …Ready for it?
02. End game
03. I did something bad
04. Don’t blame me
05. Delicate
06. Look what you made me do
07. So it goes…
08. Gorgeous
09. Getaway car
10. King of my heart
11. Dancing with our hands tied
12. Dress
13. Call it what you want
14. New Year’s day

 

Reputation non è disponibile in streaming, almeno per ora, ma è disponibile su Amazon su supporto fisico (CD).


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