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Quando leggerete questo articolo sarò diventato nonno. Per la prima volta. Mia figlia Chiara, la seconda di tre, sta per diventare mamma. A ore. Attendiamo tutti con trepidazione la nascita di Matilde.

Certo, posso capire che questa notizia sia molto personale e a voi interessi poco, forse un po’ emotivamente –in fin dei conti una nascita ed una gioia muovono sempre un po’- eppure è perfettamente in tema con il titolo di questa riflessione.

Perché l’annuncio della gravidanza, quando mi fu porto a fine agosto, fu accompagnato da un perentorio comando: “non scriverlo su Facebook!”. Imperativo rilanciato anche nell’imminenza del parto: “Papà, di Matilde fai tutte le foto che vuoi, però hai il permesso di pubblicarne in rete una sola al mese!”.

Ecco: la condivisione dell’intimità.

Che uno non se rende conto: abbiamo la nostra vita in rete, abbiamo i nostri amici, pochi o tanti che siano, sono diventati parte della nostra esperienza, sono davvero diventati parte della nostra quotidianità anche se non abbiamo mai avuto occasione di conoscerli di persona.

Ma…. eh già, c’è un ma. Grosso come una casa. O come un deep web.

Sebbene i social assomiglino ad un bar, dove passi, incontri conoscenti e amici, chiacchieri, tiri fuori le foto di famiglia, in realtà siamo nel mezzo dell’arena, in una piazza sconfinata dove tutti hanno la possibilità di scrutare fino al midollo, e persino sottrarre, rubare, usare, manipolare ciò che crediamo di tenere stretto dentro al nostro portafoglio.

E questa dimensione, che finiamo per ignorare, non va affatto dimenticata: Rachele Zinzocchi sta girando per il Paese raccontando quanto sia importante educare la nostra presenza in rete, proteggerla, difenderci, evitare di metterci nelle mani di malintenzionati.

Ricordo un divertente quanto inquietante video girato in Belgio nel quale un sedicente indovino sapeva descrivere con dettaglio la vita dei passanti, salvo poi scoprire che… no, non ve lo dico il finale, guardate il video.

Impariamo dunque a controllare il nostro desiderio di condividere, che non è solo esibizionismo, ma anche sana voglia di rendere altri partecipi di felicità che possono costituire da innesco per produrre altra gioia, travolgere e abbattere le barriere della solitudine o del grigiore.

E poi, lasciamoci un po’ andare, un pochino, perché è giusto e doveroso comprendere i rischi e agire per evitare grossi guai, ma è anche bello correre qualche piccolo rischio per assaporare la dolcezza della vita. Non dicono forse che le più belle cose da fare e da mangiare o sono pericolose o fanno ingrassare? E’  bello anche perdere il controllo, deporre questa smania di avere tutto sotto lo sguardo attento e prendere le cose come vengono.

Quando nasce Matilde, la foto ve la posto, promesso. Parola di nonno Paolo.

Bio di Paolo Pugni

Correva l’anno delle Olimpiadi romane, quelle dell’occhialuto Berruti, quando nel caldo agosto, entro la cerchia dei Navigli da madre oriunda marchigiana e padre purosangue milanese, conobbe i natali colui che poi intraprese un cammino che lo avrebbe portato a calcare suoli in tutti i continenti (beh quasi tutti).

Diligente remigino presso le elementari di via Monviso, dopo aver studiato alla Bovisa, al Sempione e a Città Studi, trascorso un breve soggiorno al Dorino (Molino) nell’epoca in cui era un ardire obiettare di coscienza per non andar soldato, e dopo un intermezzo di sette anni, senza crisi, presso il Cimitero Maggiore (non dentro, in zona però), primi anni di un lungo matrimonio con Franca, impreziosito da tre boccolosi pargoli ormai tutti ben oltre la soglia della maggiore età, si trasferì nel 1993 al Gallaratese, con ridente vista verso Expo, o ciò che ne resta.

Sedicente esperto di profitti per le PMI, da raggiungere con marketing ed export, si divide tra Bonola e QT8, con puntate internazionali che mescolano California, la grande Mela, Singapore, Ontario, Londra ed altre amene cittadine globali all’Ostiense, Scandicci e Melegnano, qust’ultimo per via di code senza pietà. Quando non cazzeggia su Facebook o in Rete, adora lavorare con fattura (regolare) quando riesce (a lavorare, non ad emettere regolare documento fiscale). Tra le passioni anche la scrittura e l’ironia, che peraltro frequentando da dilettante spesso non viene compresa. Spero che questa volta lo sia.

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