Filippo Margary (Nomesia): «I brand devono attrezzarsi per fornire  “risposte” utili e personalizzate»

foto da wired.it
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Due giorni di business, networking e formazione dedicati alla comunicazione digitale, a cui hanno partecipato in 400 tra espositori e visitatori. La 18esima edizione del Global Summit Marketing & Digital, evento annuale dedicato alla Business Community del marketing, che si è svolto il 21 e 22 febbraio a Verona, ha offerto interessanti spunti di riflessione.

La tavola rotonda intitolata “Internet of Things (IoT) cambierà il nostro modo di fare marketing” ha sollevato un ampio dibattito su come l’IoT rivoluzionerà il mondo del Content.

In un futuro non troppo lontano – ha detto Filippo Margary, CEO di Nomesia, nota agenzia di web marketing di Milano – avremo 50 miliardi di oggetti interconnessi: una specie di rete internet degli oggetti. Accessori e capi di abbigliamento come orologi e magliette, ma anche elettrodomestici e automobili. Tutti sanno che questo avrà un impatto importante sull’industria, ma ancora in pochi hanno iniziato a ragionare sulle ripercussioni nel marketing”.

Gli oggetti “intelligenti” saranno interconnessi. Con chi? Con noi. Oggetti e persone dialogheranno. E i brand, attraverso questi oggetti, avranno la possibilità di parlare direttamente agli utenti, cioè ad ognuno di noi. I marchi che replicheranno nel nuovo palcoscenico i “vecchi” modelli di comunicazione, non vinceranno la sfida del marketing nell’era dell’IoT.

Come cambiano i contenuti: il caso del frigorifero intelligente

Spesso, quando si parla dell’impatto che l’IoT avrà nella nostra vita di tutti i giorni (dal top manager IT alla casalinga di Voghera) si prende come esempio il frigorifero.

Anche se ci saranno altri oggetti molto più impattanti sulla nostra vita, penso soprattutto all’automobile, il frigorifero “intelligente” – ha spiegato Margary – rende bene l’idea di interazione che sta alla base dell’IoT: il frigo saprà quali alimenti ci sono e quali mancano. Proporrà una ricetta con gli ingredienti a disposizione; potrebbe anche suggerire l’acquisto di un altro ingrediente, per fare domani una ricetta migliore o più elaborata. Questo è un tipo di contenuto che porta effettivamente valore e che le persone apprezzano”.

L’interazione utente-oggetto si annuncia particolarmente interessante. Smetteremo di digitare: gli oggetti sapranno già di cosa abbiamo bisogno, senza bisogno di dirglielo. “Che si tratti del frigo o dell’auto – ha sottolineato il CEO di Nomesia – la tecnologia dovrà darci risposte intelligenti e personalizzate. Per questo la vera sfida del marketing nell’IoT è rappresentata dai contenuti. Ci sarà qualcuno che dovrà produrre le risposte. È questo il grande spazio che le aziende hanno a disposizione per realizzare contenuti brandizzati realmente utili, capaci di aiutare l’utente a utilizzare meglio l’oggetto”.

Non si tratta di un passaggio banale. La maggior parte delle aziende oggi offre prodotti e servizi, non contenuti. I brand devono iniziare ad attrezzarsi – o in proprio, o appoggiandosi a strutture esterne – per vincere la sfida del marketing nell’era dell’IoT.

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